Negli ultimi mesi si è tornati a parlare con insistenza di memorie: DRAM, NAND, moduli industriali, componenti legacy.
Ma il punto oggi non è solo se si trovano.Il vero tema, sempre più evidente per chi gestisce acquisti e supply chain, è come la pressione sulle memorie stia modificando costi, tempi e scelte operative lungo tutta la filiera.
L’aumento della domanda legata all’AI, ai data center e all’high-performance computing sta assorbendo una parte rilevante della capacità produttiva globale di memorie.
I grandi produttori stanno dando priorità ai segmenti più remunerativi, lasciando in secondo piano applicazioni industriali, automotive e legacy.
Il risultato è duplice:
- stock ridotti e lead-time più lunghi
- pressione sui prezzi, che inizia a riflettersi anche sui costi dei prodotti finiti
Per molte aziende, questo significa dover affrontare non solo il rischio di fermo linea, ma anche una crescente volatilità dei costi di approvvigionamento.
La distanza tra grandi player e realtà industriale
Alcuni grandi player del settore tecnologico dichiarano di non essere particolarmente preoccupati dalla situazione delle memorie.
Ed è comprensibile: chi ha volumi enormi, contratti diretti e potere negoziale può assorbire meglio tensioni di mercato.
Ma la realtà per molte aziende industriali è diversa.
Chi opera in ambito:
- automotive
- automazione
- elettronica industriale
- elettrodomestico
si trova spesso a competere per componenti che non sono più al centro delle priorità dei produttori, pur essendo critici per la continuità produttiva.
Quando il problema diventa economico, non solo operativo
Il tema memorie oggi impatta almeno tre aree chiave per il management:
- Pianificazione dei costi
Aumenti improvvisi e difficili da prevedere rendono più complessa la gestione dei budget e delle BOM. - Programmazione della produzione
Lead-time instabili costringono a rivedere piani, scorte e strategie di approvvigionamento. - Gestione del rischio
Dipendere da una singola fonte o da canali standard può esporre l’azienda a blocchi imprevisti.
In questo contesto, la funzione acquisti è sempre meno esecutiva e sempre più strategica.
Cosa possono fare oggi i buyer
Non esiste una soluzione unica, ma alcune leve stanno diventando fondamentali:
- Diversificare realmente le fonti, anche fuori dai canali tradizionali
- Valutare alternative compatibili, non solo equivalenze teoriche
- Attivare sourcing anticipato, prima che l’urgenza diventi emergenza
- Costruire relazioni flessibili, capaci di reagire a scenari non lineari
In altre parole: passare da una logica di acquisto “per disponibilità” a una logica di resilienza della supply chain.
Dove entra in gioco Diba
È proprio in scenari come questo che Diba prova a dare valore.
Non come semplice fornitore di memorie, ma come partner di ricerca e attivazione di soluzioni quando:
- i canali ufficiali non bastano
- i componenti sono legacy o EOL
- il tempo è un fattore critico
- il mercato è sotto pressione
Grazie a un network eterogeneo di fornitori globali e a un approccio orientato alla verifica reale delle disponibilità, Diba supporta aziende che non possono permettersi interruzioni, anche quando il contesto di mercato diventa complesso.
In sintesi
La scarsità delle memorie non è più solo una questione di “trovare il pezzo”.
È un tema che tocca costi, pianificazione e competitività.
Affrontarlo oggi significa:
- leggere i segnali del mercato
- anticipare le criticità
- attrezzarsi con strumenti e partner adeguati
Perché, in un contesto instabile, la differenza la fa chi riesce a muoversi prima che il problema diventi visibile a tutti.



